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Fermentazione il cuore del pane

Dottoressa Simona Lauri

Concettualmente la parola “fermentazione alcoolica” consiste nella trasformazione anossidativa degli zuccheri presenti nell’impasto in anidride carbonica ed alcool etilico. In parole molto più semplici: con il termine “fermentazione” si intende il complesso delle reazioni che sono alla base del metabolismo che compie il Saccharomyces cerevisiae in assenza di ossigeno e che porta alla trasformazione del glucosio in anidride carbonica ed alcool etilico. Affrontando il discorso un pochino più nei particolari si vede che il 95% del glucosio, non utilizzato nel processo della respirazione, viene convertito in etanolo per il 48.4% , in anidride carbonica per il 46.6% e per il restante 5% in acqua e metaboliti secondari responsabili dell’aroma, del profumo e del sapore del pane come: glicerolo, acidi organici, aldeidi, esteri, alcoli superiori ecc.
Prima ancora che avvenga questo processo metabolico occorre che si verifichino alcune condizioni importanti e basilari senza le quali non sarebbe possibile non solo la fermentazione, la respirazione cellulare ma la sopravvivenza della cellula stessa:
la fonte zuccherina deve essere disponibile in una forma assimilabile per il lievito stesso. La notevole quantità di molecole di glucosio presenti all’interno dei granuli di amido non sarebbero disponibili per il metabolismo del lievito se questi, non venissero, a loro volta rotti o “danneggiati” durante il processo della macinazione della cariosside e se non venissero successivamente attaccati dalle amilasi.
le molecole zuccherine, i nutrienti in generale, l’acqua, gli ioni ecc. devono avere la possibilità di passare attraverso la membrana cellulare semipermeabile per raggiungere l’interno della cellula (citosol) dove sono localizzati gli organuli e quindi gli enzimi responsabili del complesso sistema respiratorio e fermentativo.


Per chiarire ulteriormente questo concetto si prenda in considerazione il disegno della fig. 26a. Tale rappresentazione, seppur molto schematica, ribadisce ancora una volta, quale sia la struttura cellulare del lievito Saccharomyces cerevisiae a riposo cioè in uno stato cellulare in cui non vi siano situazioni particolari (riproduzione ecc.) ma soprattutto quale sia la sua complessità morfologica. Il disegno sottolinea il fatto che la cellula è costituita da una parete e da una membrana cellulare che offrono una barriera strutturale alla cellula; tale effetto “barriera” si crea anche per l’assunzione di macromolecole dall’ambiente esterno. Se per gli ioni, per l’acqua ecc. non ci sono grandi problemi, la stessa cosa non si può dire per l’assunzione, da parte della cellula, di particolari macromolecole; tale passaggio attraverso la membrana deve essere regolato da “trasportatori specifici” cioè da strutture che attraversano completamente la membrana cellulare e mediante meccanismi specifici (cootrasporto, rotazione ecc.) permettano l’entrata dei nutrienti.
Nello specifico, l’assunzione degli zuccheri da parte del S. cerevisiae dall’ambiente esterno all’ambiente interno sarebbe pertanto regolata da almeno due gruppi di trasportatori proteici, caratterizzati da una diversa affinità per il substrato oltre al fatto di essere irreversibilmente inattivi quando la sintesi proteica è inibita. L’attività di questi trasportatori (glicoproteine) sarebbe influenzata da differenti fattori tra i quali, proprio la concentrazione di etanolo che, se dovesse raggiunge valori particolarmente elevati, danneggerebbe la struttura della membrana cellulare portando al conseguente blocco o arresto del metabolismo fermentativo. Questo aspetto riveste un ruolo di fondamentale importanza non proprio nella produzione del pane, in cui si prediligono ceppi di lievito che producono molta anidride carbonica, ma nelle condizioni in cui il lievito deve produrre elevati quantitativi di alcool etilico, per esempio per la produzione di vino, di birra, di bevande alcoliche in generale, ecc.